Come sta cambiando il mondo della formazione?

Uno dei problemi più ricorrenti e attuali relativi al mondo della formazione riguarda la capacità
di essere sempre più efficaci nelle modalità di trasmissione dei messaggi per massimizzare l’apprendimento delle persone: quanto davvero rimane di un corso ai partecipanti? Come possiamo fare in modo che l’apprendimento sia realmente efficace?

Da cosa dipende un apprendimento efficace?

Il veloce cambiamento in atto obbliga a formare le persone sulle nuove competenze e conoscenze in modo ingaggiante, veloce e in grado di portare risultati concreti nel breve.

Fino a pochi anni fa il problema non esisteva o quanto meno pochi se lo erano posto: le ore di formazione si pianificavano in una logica di apprendimento atteso nel medio- lungo termine. C’era tutto il tempo per far crescere le persone attraverso consolidate metodologie per sviluppare conoscenze e competenze.

Oggi tutto questo non avviene più perché all’esigenza di investire sulla crescita delle persone non corrisponde più la disponibilità di tempo necessario per farle crescere, con logiche simili agli allevamenti intensivi.

Ma non ci sono alternative: le conoscenze e le competenze evolvono velocemente e ciò che è necessario oggi è probabile che non lo sia più tra qualche anno. Per questo ci si focalizza su una formazione rapida e che, soprattutto, porti a risultati molto concreti nel breve per continuare ad essere sostenibili.

Se si aggiunge che sono cambiate le modalità di comunicazione: l’apprendimento tende sempre di più all’esperienziale. Basti pensare che sono quasi scomparsi i libretti di istruzione (Apple) e che Ikea, sia pur per un contingente bisogno di ottimizzazione, ha fatto scomparire le parole dalle istruzioni stesse.

Oggi tutto è video, chat, download (un miliardo di download al giorno da YouTube lo testimoniano in modo netto) con un livello di interscambio e interattività maggiore, a riprova del fatto, se mai ce ne fosse la necessità, che i social ci hanno cambiato per sempre.

Come ha impattato la digitalizzazione sui processi di apprendimento?

Oggi tutto si trasmette secondo metodi più veloci, immediati, ma nel contempo in maniera sintetica, breve, tale da richiedere il minimo sforzo di concentrazione ed il minore spreco di tempo. La digitalizzazione ci ha poi abituati al multitasking e a poter lavorare o comunicare in qualsiasi luogo. Spesso capita di vedere in una riunione aziendale le persone più intente a lavorare con il proprio smartphone che ad ascoltare gli argomenti della riunione stessa.

Va anche detto che oggi a volte tendiamo a chiamare multitasking una cosa che
in alcuni casi rasenta la maleducazione e per la quale a scuola avremmo preso una bella nota; ma è altrettanto vero che per catturare (e mantenere) l’attenzione in aula o in un meeting servono argomenti ricchi di sostanza e tempi e ritmi diversi. Ma soprattutto le immediate conseguenze sono quelle di un generale abbassamento del livello di attenzione ed una grande difficoltà di concentrazione: si sono sviluppate nel contempo alcune modalità ricettive svantaggio di altre (si ascolta e si legge meno, mentre si tende ad osservare ed interagire di più).

Se proviamo ad immaginare lo scenario che si presenta spesso dinanzi a un formatore oggi, vedremmo da una parte i partecipanti che tendono a distrarsi o annoiarsi, abituati come sono a ricevere continui e numerosi stimoli multimediali (video, giochi, app), con una minore esigenza di teoria (perché possono “googlare” sempre e ovunque) e una maggiore necessità di esperienza pratica e spendibile; dall’altra un numero sempre crescente di strumenti a disposizione ai quali attingere con facilità (social network, gamification, format di questionari online, etc). Infatti oggi il complimento più bello che viene fatto ad un trainer è: “grazie, oggi ho fatto proprio una bella esperienza che mi ha permesso di capire…”

Quindi, come si apprende in modo efficace oggi?

Alla luce di ciò è evidente che non si possano più solo progettare ed erogare percorsi di formazione tradizionali.

Il formatore oggi ha bisogno di un mix di competenze che spaziano dalla comunicazione, all’IT, per essere quella figura sempre più richiesta dalle aziende e che sembra avvicinarsi più ad un “disegnatore di esperienze ingaggianti”.

Nelle modalità di apprendimento – settore di cui mi occupo con la mia società Risorsa Uomo da più di
20 anni – infatti sono cambiate le metodologie di pari passo con il processo di apprendimento. La concretezza operativa attraverso un apprendimento più esperienziale e ricco di interattività, supportato dalle sempre valide metafore ludiche e dai business game.

Un apprendimento basato su metodologie obsolete non è più utile e non porta risultati ma uno spreco di risorse incredibile, prima tra tutte la più rara e preziosa: il tempo. Al contrario, un apprendimento ancorato alla realtà, fatto di allenamenti, di casi, di pratica, può supportare un vero e duraturo cambiamento.

Alessandro Frè e Federico Ott