Apprendere nell’era 4.0: come sta cambiando il mondo della formazione

Uno dei problemi più ricorrenti e attuali riguardo la formazione è come continuare ad essere efficaci nelle modalità di trasmissione dei messaggi e di apprendimento delle persone: quanto rimane di un corso ai discenti? Come fare in modo, oggi, che l’apprendimento sia realmente efficace?

Da cosa dipende un apprendimento efficace?

Il veloce cambiamento impone che le persone vengano formate sulle nuove competenze e conoscenze in modo efficace, veloce e che questo porti a risultati concreti nel breve.

Fino a pochi anni fa non ci si poneva alcun problema: le ore di formazione si pianificavano in una logica di apprendimento atteso nel medio-lungo termine, c’era tutta il tempo per cambiare e far crescere le persone, e le conoscenze con metodi di trasmissione consolidati

Oggi tutto questo non avviene più, perché si ha una forte necessità di far cambiare le persone senza però avere il tempo per farle crescere; anche le conoscenze evolvono in maniera molto veloce e repentina e quello che più essere valido oggi non è detto che lo sia ancora tra qualche anno, quindi si cerca una formazione veloce e che porti a risultati molto concreti nel breve.

…Altrimenti il processo rischia di non essere più sostenibile.

A questo si aggiunga che sono cambiate le modalità di comunicazione, basate su un apprendimento più esperienziale: nessuno più legge i libretti di istruzione che nel caso di alcuni prodotti -come gli smartphone- sono addirittura scomparsi, è tutto molto più visivo e supportato da video (1 miliardo di download al giorno da youtube lo testimoniano molto bene) e con un livello di interscambio e interattiva maggiore, i social ci hanno cambiato,

Come ha impattato la digitalizzazione sui processi di apprendimento?

Oggi tutto si trasmette secondo metodi più veloci, immediati, ma nel contempo in maniera sintetica, breve, che richiede un minimo sforzo di concentrazione e di spreco di tempo.

La digitalizzazione ci ha abituati al multitasking e a poter lavorare o comunicare in qualsiasi luogo. Per questo talvolta mi capita di vedere, in una riunione aziendale, le persone più intente a lavorare con il proprio smartphone che ad ascoltare gli argomenti della riunione stessa.

Le immediate conseguenze sono quelle di un generale abbassamento del livello di attenzione e di concentrazione, oltre che lo sviluppo di alcune modalità ricettive a svantaggio di altre (si ascolta e si legge meno, si osserva e si vuole interagire di più).

Quindi, come si apprende in modo efficace oggi?

Nelle modalità di apprendimento – settore di cui mi occupo con la mia società Risorsa Uomo da più di 20 anni- tutte le metodologie stanno cambiando e lo stesso processo di apprendimento degli adulti cambia con una maggior concretezza operativa, un apprendimento più esperienziale e ricco di video e interattività, che utilizza anche modalità ludiche e business game e che integra la presenza di strumenti digitali come dispositivi mobile e chat, che permettono un allenamento che cambia le abitudini.

Un apprendimento basato su metodologie obsolete non porta risultati, anzi, rischia di portare a uno spreco di risorse incredibile. Al contrario, un apprendimento davvero ancorato alla realtà, fatto di allenamenti, di casi, di pratica, porta ad un vero e duraturo cambiamento.

Quali esempi pratici Risorsa Uomo ha vissuto dell’applicazione di metodologie attive di apprendimento?

Per essere concreto vi faccio 2 esempi: il primo è quello delle Academy tecniche, Autostrade per l’Italia, Bosch, dove sono trattate tematiche trasversali obbligatorie e molto tecniche come i corsi sulla sicurezza, o le Academy nel food come Carpigiani Gelato University o Pizza University, le quali sono ricche di corsi con ricchezza contenuti tecnici, grande patrimonio di conoscenze interne importanti da trasmettere ma a volte un po’ noiosi o difficili da trasmettere, specie nei confronti di un pubblico meno motivato o di livello culturale medio basso. Cambiando però la modalità, inserendo video divertenti sul tema, giochi e attività pratiche in cui far prendere consapevolezza dell’importanza dell’argomento e quindi stimolare l’attenzione, la tematica diventa divertente e interessante e il partecipante viene messo al centro del processo di apprendimento.

Addirittura in ADR abbiamo portato alla certificazione sul project management degli ingegneri utilizzando come metodo di base un business game centrato sulla gestione di progetti pratica di alcuni mega eventi come Expo 2015 o il progetto di allargamento del canale di Panama, facendoli quindi vivere live la tematica anziché metterli di fronte a slide e testi sui processi e i metodi di project management.

Il secondo esempio invece riguarda tematiche più comportamentali che richiedono grande allenamento e capacità di far vedere la tematiche da un punto di vista diverso; pensate ad esempio a molti corsi di vendita, o diretti alle promoter di aziende come Samsung o Philip Morris. Lì l problema non sta nel fatto che le persone non sanno come comportarsi da un punto di vista teorico, ma nel fatto che emotivamente non riescono a gestire in maniera efficace alcuni comportamenti.

E’ il caso di molti venditori che -benché conoscano molto bene l’importanza delle domande nella vendita- davanti al cliente tendono sempre ad andare in presentazione, o di promoter che fanno molta fatica ad agganciare i clienti per un problema di timidezza o emotività.

La soluzione formativa è stata quella di far giocare le persone con le tematiche, sdrammatizzando, utilizzando ad esempio le caramelle e portando le persone in alcuni momenti fuori dall’aula per fargli vivere delle esperienze di apprendimento e allenamento live. Di quali esperienze parlo? Ad esempio approcciare i passanti per strada per chiedergli il permesso di regalargli un abbraccio o fargli firmare una petizione per cose assurde (come le strisce pedonali portatili), o ancora quella di fare un’analisi da clienti in altri negozi sui comportamenti efficaci e inefficaci nella vendita sviluppando divertimento e uno spirito di osservazione: tutti elementi che stanno alla base di un apprendimento efficace, insieme al far vedere le attività da una prospettiva diversa.

Così il trainer è diventato più facilitatore e coach, affiancando anche live il discente, come per gli addetti vendita Benetton all’interno del negozio o gli store manager Mediaworld nelle riunioni con il personale dei negozi.

Alessandro Frè

 

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